Sparatoria di Monreale, nuovi sviluppi: indagato un 17enne per favoreggiamento
Sequestrati gli indumenti e il cellulare del minorenne
A quasi un anno dalla sparatoria che ha insanguinato Monreale, l’inchiesta giudiziaria registra un nuovo, significativo sviluppo. La Procura per i minorenni ha infatti iscritto nel registro degli indagati un ragazzo di 17 anni con l’accusa di favoreggiamento personale, aprendo un ulteriore fronte investigativo su quanto accaduto dopo l’agguato costato la vita a tre giovani.
L’ufficio guidato da Claudia Caramanna ha disposto una perquisizione nell’abitazione del minorenne. I carabinieri hanno sequestrato il telefono cellulare e alcuni indumenti che saranno ora analizzati per verificare eventuali collegamenti con i presunti autori della sparatoria e chiarire se il giovane abbia contribuito ad agevolarne la fuga o a occultare elementi utili alle indagini.
Sul fronte della Procura ordinaria, diretta da Maurizio de Lucia, è stata invece avanzata la richiesta di rinvio a giudizio per Salvatore Calvaruso (19 anni), Samuel Acquisto (18) e Mattias Conti (20). I tre sono accusati di strage, rissa aggravata e detenzione illegale di armi, in relazione ai fatti avvenuti durante i festeggiamenti del Santissimo Crocifisso.
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Compagnia dei carabinieri di Monreale, Calvaruso e Conti avrebbero aperto il fuoco sparando ad altezza d’uomo. Acquisto, invece, avrebbe incitato i complici e agevolato la fuga a bordo di una moto Bmw Gs nera.
La tragedia si è consumata davanti al bar 365 di via Benedetto D’Acquisto. A perdere la vita sono stati Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli. Altri due ragazzi, tra cui un minorenne, sono rimasti feriti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze raccolte delineano una scena di estrema violenza. Una lite per motivi apparentemente banali è degenerata in pochi istanti in un attacco armato che ha sconvolto la città.
Tra gli atti dell’inchiesta emerge un dettaglio particolarmente inquietante, alcuni messaggi scambiati tra due delle vittime poco prima della tragedia. Andrea Miceli aveva messo in guardia il cugino Salvatore Turdo dopo una precedente discussione con un giovane del quartiere Zen di Palermo. Nei messaggi invitava alla prudenza, suggerendo quasi di “fare il finto tonto” per evitare possibili ritorsioni.
L’attenzione degli inquirenti si concentra adesso sul materiale sequestrato al diciassettenne indagato per favoreggiamento. Gli investigatori vogliono accertare se il giovane abbia fornito aiuto ai presunti responsabili dopo la sparatoria, contribuendo eventualmente a nascondere armi o a facilitare la fuga.
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