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Quotidiano di Palermo
Economia

Cia Sicilia: Madonie e Nebrodi insieme per lo sviluppo agricolo delle aree interne

Le aree interne della Sicilia non sono territori marginali, ma scrigni di biodiversità, tradizioni produttive e saperi antichi, il cui valore rappresenta una risorsa strategica per il futuro…

di Roberto Pelos, Giornalista

Le aree interne della Sicilia non sono territori marginali, ma scrigni di biodiversità, tradizioni produttive e saperi antichi, il cui valore rappresenta una risorsa strategica per il futuro dell'Isola.

Dalla zootecnia estensiva alle produzioni agroalimentari identitarie, passando per la tutela del paesaggio e la valorizzazione delle filiere locali, è da queste comunità che può partire un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di coniugare economia, ambiente e ricambio generazionale.

È questo il messaggio emerso dalla nona tappa del roadshow nazionale “Territori che rigenerano”, promosso da Cia-Agricoltori Italiani e ospitato a Nicosia, dove istituzioni, rappresentanti del mondo agricolo e attori dello sviluppo locale si sono confrontati sulle prospettive e sulle criticità delle aree montane siciliane con particolare riferimento alle Madonie e ai Nebrodi.

Un’occasione per ribadire che sostenere chi vive e lavora nelle zone interne significa non soltanto difendere l'agricoltura, ma preservare l'identità dei territori e costruire nuove opportunità per le giovani generazioni.

Il progetto punta anche a partecipare alla realizzazione di un Manifesto nazionale per le aree interne.

Abbiamo affrontato queste tematiche con Graziano Scardino, presidente regionale della Cia.

Lo spopolamento delle aree interne è una delle principali emergenze della Sicilia. Quali condizioni occorre creare affinché i giovani scelgano di restare nei territori montani e investire nell'agricoltura e nella zootecnia?

"Sicuramente il tema delle infrastrutture è quello più importante. Non solo infrastrutture fisiche quali strade e strutture idriche ma anche digitali. Ormai viviamo in un mondo interconnesso per cui avere la banda larga è indispensabile anche nelle zone interne per raggiungere i mercati anche tramite l’e-commerce".

"Quindi, da un lato viabilità statale, provinciale ma anche interpoderale al fine di raggiungere le grandi vie di comunicazione e del commercio, dall’altro connessioni stabili ed efficienti per poter gestire digitalmente le ottemperanze delle imprese agricole ed i mercati online. Accanto a questo è necessario che le zone interne abbiano i servizi necessari: è impensabile che servizi come le scuole, gli ospedali ed altro oggi siano distanti dal luogo in cui si vive. I fondi della Pac e della coesione devono essere investiti in questa direzione".

La zootecnia estensiva rappresenta una componente fondamentale dell'identità produttiva delle Madonie e dei Nebrodi. Quali sono oggi le principali difficoltà che incontrano gli allevatori e quali interventi servirebbero per garantire un futuro a queste attività?

"La zootecnia estensiva oggi è uno degli elementi peculiari delle produzioni delle zone interne. Questo modello di allevamento, da un lato rispetta l’ambiente e dall’altro è l’unico che può sfruttare in senso positivo ciò che le zone montane e collinari riescono a mettere a disposizione degli agricoltori ed allevatori, mi riferisco ai pascoli, ai sottoboschi, ai seminativi che gestiti in rotazione, oltre a rispettare l’ambiente, danno un reddito dignitoso a chi li esercita".

"La zootecnia estensiva genera prodotti di qualità, dalla carne ai prodotti lattiero- caseari che hanno una connotazione ben specifica sui mercati, sono prodotti di nicchia, sono apprezzati da una fascia importante di consumatori e per questo motivo sono remunerativi".

"I costi di produzione sono più alti e per questo motivo ed anche per la qualità che queste produzioni hanno, devono essere adeguatamente remunerate da parte dei consumatori, ai quali dobbiamo essere in grado di comunicare questo messaggio fondamentale per le produzioni delle zone interne. Le difficoltà che si incontrano sono proprio legate al giusto prezzo di queste produzioni e al mancato riconoscimento del valore di ciò che viene prodotto nelle zone interne anche come servizio di sostituzione rispetto alle zone di pianura".

"Mantenere il paesaggio e le coltivazioni nelle zone interne significa prevenire il dissesto idrogeologico, prevenire gli incendi e mantenere un paesaggio agrario che serve anche alla pianura perché eventuali danni che si arrecano alle zone interne si ripercuotono inevitabilmente nelle zone di pianura, basti pensare ai detriti che dalle zone montane scendono in pianura a seguito di eventi alluvionali; la recente storia ci insegna questo".

Le produzioni identitarie, come la Provola dei Nebrodi DOP e la ricotta, custodiscono saperi, tradizioni e biodiversità. Come possiamo rafforzare queste filiere e assicurare agli agricoltori e agli allevatori un'adeguata remunerazione?

"Stiamo parlando di prodotti di eccellenza che oggi non trovano, purtroppo, la giusta remunerazione. È necessario lavorare sui marchi di qualità, le produzioni a denominazione oggi riescono ad essere veicolate meglio delle altre ed è necessaria una seria campagna di marketing valoriale che sia in grado di trasmettere non solo le qualità intrinseche ma anche quelle ambientali di queste eccellenti produzioni".

"Bisogna penetrare la coscienza delle nuove generazioni che hanno cambiato i gusti alimentari e che tendono al consumo di prodotti massificati, dell’industria agroalimentare, che sono standardizzati e qualitativamente non hanno a che vedere con i prodotti che sono di nicchia ma che hanno una forte relazione identitaria con il luogo in cui vengono prodotti".

"È necessario che si faccia sistema tra le istituzioni locali, le organizzazioni professionali, le associazioni di consumatori affinché fin dalle scuole e non solo nelle zone interne venga veicolato il messaggio di questi prodotti, ovvero qualità del cibo, qualità delle materie prime, ma anche territorio ed ambiente, valori che sono tra di loro indissolubili e che dobbiamo avere la capacità, oltre che la volontà, di trasmettere alle nuove generazioni. In questo modo queste produzioni potranno avere un futuro".

Il progetto “Territori che rigenerano” punta a contribuire alla costruzione di un Manifesto nazionale per le aree interne. Vogliamo approfondire un attimo questo tema?

"Questo progetto nasce da un’intuizione della Cia agricoltori italiani, che lo ha presentato al ministero dell’ambiente con cui ha condiviso i percorsi. 10 tappe in tutta Italia al fine di registrare i bisogni di ogni singolo territorio ed elaborare alla fine un progetto, appunto un manifesto, da presentare al Mase. È un percorso molto impegnativo che ha visto la Confederazione impegnata nel mese di ottobre e lo sarà fino al 30 novembre, data in cui saranno presentati presso l’auditorium della CIA a Roma i risultati al ministro dell’ambiente".

"La CIA ha iniziato il percorso sullo studio e sulle possibili politiche di mantenimento e sviluppo delle zone interne da oltre due anni, perché siamo convinti che le zone interne che rappresentano quasi il 70% del territorio rurale nazionale, ma che intercettano solo il 30% della popolazione rischiano di essere tagliate fuori dalle scelte politiche importanti. È un rischio che non possiamo correre per il futuro del nostro paese".

"Come ho già detto, salvaguardare le zone interne ed evitarne il più possibile lo spopolamento è fondamentale non solo per queste zone ma anche per tutte quelle zone a valle che rischiano di subire anch’ esse gli effetti dello spopolamento e della conseguente desertificazione delle zone interne. Il progetto punta a dare soluzioni ed a fornire elementi per scelte politiche oculate e che vadano nella direzione della salvaguardia del sistema agricolo e zootecnico estensivo, legato alla biodiversità, alla multifunzionalità, all’agriturismo, al turismo esperienziale, alla fruizione dell’ambiente nel suo sistema complesso naturalistico ed agricolo. Coniugare questi elementi è indispensabile per rendere appetibile anche ai giovani la permanenza in tali areali".

"Altro elemento fondamentale è la questione ambientale: la crisi climatica deve anche essere combattuta con il ritorno a pratiche agricole ed ambientali che siano sostenibili, che abbiano meno impatto, che rispettino di più i cicli colturali e la fisiologia degli animali; per questo, principi agricoli millenari come la rotazione agraria, l’allevamento estensivo, l’utilizzo di varietà antiche, l’utilizzo dei pascoli e del sottobosco per l’alimentazione dei bovini, solo per fare qualche esempio, devono essere oggi strade da ripercorrere al fine di avere prodotti alimentari migliori sotto il profilo organolettico e più rispettosi dell’ambiente. La futura politica agricola comunitaria ed il fondo di coesione devono essere strutturati in questa direzione".

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