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Oltre lo stretto

Palermitano muore dopo un intervento dei carabinieri a Lodi: disposta l’autopsia

I militari lo avevano bloccato a terra e ammanettato

di Martina Padellaro
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ospedale maggiore di Lodi

Agostino Conigliaro, 39 anni, originario di Palermo, è morto all’ospedale Maggiore di Lodi dopo un malore durante un intervento dei carabinieri. I militari lo avevano bloccato a terra e ammanettato dopo averlo trovato in stato di agitazione in un complesso residenziale.

La Procura vuole chiarire le cause del decesso e capire se esista un legame con le modalità dell’intervento. Per questo ha disposto l’autopsia, prevista per oggi alle 11. Conigliaro lascia la moglie e un figlio piccolo.

La vicenda è cominciata intorno alle 4.30 di domenica, in via Vittime della Violenza, nella periferia sud di Lodi. Alcuni residenti hanno chiamato il 112 dopo aver sentito delle urla e aver visto un uomo arrampicarsi sul ponteggio di una villetta in ristrutturazione.

Il trentanovenne sarebbe caduto da un’altezza di circa tre metri. Dopo essersi rialzato, sarebbe finito nuovamente a terra, battendo il volto sull’asfalto, per poi salire sul tetto di un’auto. Gli investigatori devono ancora chiarire perché si trovasse in quel luogo a quell’ora e che cosa avesse provocato il suo stato di agitazione.

All’arrivo della pattuglia, i carabinieri lo hanno fatto scendere dall’auto e hanno cercato di immobilizzarlo, fino a bloccarlo e ammanettarlo. La procuratrice di Lodi, Laura Pedio, ha descritto in una nota «comportamenti violenti e gravemente autolesionistici», che avrebbero spinto i militari a contenere l’uomo.

Durante quelle fasi, Conigliaro ha perso conoscenza. I carabinieri hanno avviato i primi soccorsi con l’aiuto di alcuni residenti e degli agenti di una volante della polizia, arrivati sul posto con un defibrillatore. I sanitari lo hanno trasportato in codice rosso all’ospedale Maggiore, dove è morto dopo circa trenta ore di ricovero.

L’autopsia dovrà contribuire a stabilire se il malore sia riconducibile alle cadute, alle operazioni con cui i militari lo hanno immobilizzato o ad altre cause. Gli esami tossicologici verificheranno anche l’eventuale presenza di cocaina. La Procura sta inoltre ricostruendo l’assistenza prestata in ospedale e valuta possibili «condotte colpose dei sanitari».

I due carabinieri intervenuti figurano nel cosiddetto modello 45 bis, una procedura prevista dal decreto Sicurezza per i casi in cui emerga fin dall’inizio una possibile causa di giustificazione. Questo passaggio non equivale all’iscrizione nel registro degli indagati.

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