L’ultimo affare della vita: dalla Cina arrivano le bare a prezzi stracciati
L’UE valuta un’indagine antidumping sulle bare cinesi: prezzi stracciati, aiuti statali e materiali tossici mettono in ginocchio le imprese
Un’ondata invisibile di casse funebri a basso costo provenienti dalla Cina sta travolgendo un settore storicamente legato al tessuto artigianale e industriale continentale. I produttori dell’Unione Europea hanno deciso di fare fronte comune presentando una richiesta formale alla Commissione europea per l’apertura di un’indagine antidumping. La pressione delle importazioni asiatiche ha già portato alla scomparsa di 30 aziende negli ultimi 5 anni, riducendo il totale dei fabbricanti da 120 a 90. Nello stesso arco temporale il valore dei manufatti in legno arrivati dalla Cina è quasi raddoppiato, passando da 16 milioni di euro nel 2022 a 28 milioni nel 2025. Le associazioni di categoria denunciano aiuti statali distorsivi da parte di Pechino e ipotizzano manovre illegali per eludere le verifiche doganali ai confini dell’Unione.
Il divario economico e la concorrenza di Pechino
La sperequazione economica tra i prodotti locali e quelli d’importazione rischia di azzerare la competitività delle imprese nazionali. In base ai dati trasmessi al commissario al Commercio Maroš Šefčovič, fabbricare una bara in Italia richiede una spesa media di 260 euro, a fronte degli appena 80 euro necessari negli stabilimenti cinesi. Questa enorme differenza di costi consente ai fornitori asiatici di piazzare i propri articoli sul mercato europeo ad un prezzo compreso tra 100 e 110 euro. L’incolmabile divario deriva dai minimi costi di manodopera e legname in Asia, oltre che dalle sovvenzioni pubbliche e dagli incentivi diretti garantiti dal governo cinese alle esportazioni verso l’Occidente.
Allarme salute: vernici tossiche e cremazioni a rischio
Le perplessità degli eurodeputati e degli addetti ai lavori riguardano anche gli standard ambientali e la tutela della salute pubblica. Il dossier inoltrato alle istituzioni comunitarie segnala l’uso potenziale di vernici nocive e del tutto fuorilegge nei paesi europei. La combustione di tali composti chimici durante i processi di cremazione rischia di immettere nell’atmosfera microparticelle fortemente tossiche e cancerogene per la popolazione. La Commissione europea dovrà quindi pronunciarsi sull’avvio dell’istruttoria per fermare la concorrenza sleale e verificare la sicurezza dei materiali impiegati prima della commercializzazione.
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