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Dopo quarant’anni l’Italia torna al nucleare: via libera definitivo dal Senato

Entro dodici mesi dovranno essere definiti i nuovi strumenti normativi per impianti, sicurezza, scorie e ricerca

di Redazione
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In Italia fino agli anni ’80 erano attive quattro grandi centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Furono dismesse dopo l’esito del referendum del 1987, fortemente influenzato dal disastro di Cernobyl. Adesso, dopo quasi quarant’anni, si riapre questo capitolo: Infatti il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, già approvato dalla Camera lo scorso giugno. Il provvedimento, presentato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, affida ora al Governo il compito di costruire il nuovo quadro normativo.

Questa legge conferisce una delega al Governo, da esercitare entro dodici mesi, per disciplinare l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare. Dalla realizzazione e dall’esercizio degli impianti alla loro dismissione, dalla sicurezza alla gestione dei rifiuti radioattivi.

Tra gli obiettivi indicati dal provvedimento, ci sono le norme per la realizzazione di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie avanzate e i piccoli reattori modulari, oltre alla ricerca sulla fusione. Previsti anche un riordino delle competenze in materia di sicurezza nucleare e nuovi procedimenti autorizzativi.

Un capitolo riguarda il combustibile esaurito e i rifiuti radioattivi, mentre per la localizzazione degli impianti il testo prevede il coinvolgimento dei territori e dei Comuni interessati, oltre alla possibilità di misure compensative. Sono previste inoltre garanzie finanziarie e assicurative per il ciclo di vita degli impianti.

Per i primi reattori operativi, il ministro Pichetto Fratin ha indicato come obiettivo il 2034-2035.

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